2006
Rassegna a Laives: “50 ma non li dimostra” – Voti e premiazioni
Scritto da: Aleks // Categoria: Rassegna Stampa, SpettacoliFonte: Alto Adige
Teatro dialettale, piace Supermario Il premio della critica va ai Dioscuri
LAIVES. Ed anche quest’anno è stata un successo: domenica scorsa con la replica fuori abbonamento di «Tutti pazzi per Giulia» (l’intero incasso è stato donato all’associazione Duchenne Parent Project) si è chiusa la ventiseiesima edizione della rassegna di teatro dialettale Stefano Fait organizzata dalla Filodrammatica di Laives, che ha portato in aula magna una stagione ricca di ottimi spettacoli, premiata da un’affluenza fiume di 4.570 spettatori, una media di 457 a spettacolo.
Premiate le migliori opere in cartellone, a partire da «La fortuna di non essere un’ape», lo spettacolo di cabaret di Supermario che, con una media di 9,37 (432 voti), si è aggiudicato il premio di gradimento del pubblico: lo seguono il gruppo Insieme di Bolzano, che con «Anna la governante» ha raccolto una media voto di 9,28 (442 schede), ed il gruppo popolare Contrade di Settimo Pescantina, il cui spettacolo musicale ha ottenuto una media di 8,84 (476 voti). Seguono il Teatro dei 90 con la «La Clizia» (8,57, 403 voti), l’Estravagario Teatro con l’«Arlecchino servitore di due padroni» (8,53, 422 voti), La Barcaccia con «Chi xe l’ultimo» (8,35, 473 voti), il Teatro dei Dioscuri con «Tutti vonno fa’ ‘ammore cu me» (7,98, 437 voti), Le Bretelle Lasche con «L’augellin Belverde» (7,56, 418 voti) ed il Teatro stabile di Bolzano con «Vino dentro» (7,32, 387 voti). A Supermario è andato anche il nuovo premio della giuria dei giovani (formata dagli studenti delle scuole medie), che così motivano la loro scelta: «Abbiamo ritenuto questa rappresentazione la migliore in quanto l’attore ha saputo intrattenere il pubblico, composto dalle più varie fasce d’età. Inoltre ha saputo divertirlo, coinvolgendolo nella sua rappresentazione. Una cosa da noi molto apprezzata è stata come l’attore sia riuscito ad unire la comicità con argomenti di attualità». Lo stesso preside delle Filzi, Luigino Endrighi, si è detto entusiasta dell’iniziativa della Filo «che ringrazio per aver coinvolto i ragazzi», commenta.
Infine, il premio della critica messo a disposizione dal giornale Alto Adige è andato al Teatro dei Dioscuri: «Per l’ambizioso tentativo – si legge nella motivazione – di recuperare un aspetto trascurato del teatro italiano ed in particolare per aver avuto il coraggio di riportare all’attenzione dei più il grande patrimonio della commedia dell’arte napoletana, la giuria ritiene di dover premiare l’ottimo lavoro di compilazione, fusione e riscrittura compiuto dal Teatro dei Dioscuri con “Tutti vonno fa’ ‘ammore cu me”, uno spettacolo assai vivace e coinvolgente che fonde assieme frammenti di diverso autore e provenienza». Tuttavia, avvalendosi della possibilità di assegnare ulteriori premi, la giuria ha assegnato una menzione particolare anche all’Estravagario Teatro ed in particolare al suo regista, Alberto Bronzato. (nig)
Pescantina. Appuntamento nazionale per il gruppo teatrale «Contrade di Settimo» invitato alla rassegna di teatro dialettale a Laives (Bolzano) il 6 e 7 gennaio con lo spettacolo «Cinquanta ma non li dimostra», di David Conati. Il gruppo, fondato da Delio Righetti, ha al suo attivo numerosi lavori teatrali basati sul recupero delle tradizioni, ma in grado anche di attraversare le epoche delle nostra storia più o meno recente.
escantina. Ha debuttato con successo il nuovo spettacolo del gruppo Contrade “50 ma non li dimostra” su testo di David Conati. Delio Righetti, regista e fondatore della compagnia, ha saputo ambientare la vicenda ricorrendo ad un impatto choc. I primi quadri, in bianco e nero, sono introdotti dalle canzoni di regime e dalla voce di Benito Mussolini che diffonde la dichiarazione di guerra. Il clima cupo e la parentesi bellica si dissolvono visivamente con l’arrivo del colore sulla scena: anche in un piccolo borgo rinasce la voglia di vivere dopo la tragedia. Riemergono personaggi, storie ed ambizioni coltivate come desiderio di affermazione sociale o fuga verso la realtà più grande della città. Il nuovo stenta ad affermarsi rallentato, anche, dalla sopravvivenza di gerarchie sociali dure a morire. Ludovico, spazzino comunale, non può dichiararsi a Maria, diligente figlia del dott. Lorenzi, medico del paese ed ex podestà. E’ un’icona degli anni ‘50, come il desiderio di Fiorenza che vuole aprire un salone di parrucchiera, magari con Gino, il barbiere del paese. E chi può ostacolare il sogno di Emilia, la postina, che da sempre insegue una al lotto per poter pagare i debiti a Cesira, la titolare della locanda dove, un giorno, si ferma Policarpo, impresario teatrale ch coinvolge Amabile, altra figlia del dottore e aspirante attrice, in uno spettacolo insieme alle altre ragazze del paese? L’intreccio del lavoro è ordinato e coerente, i dialoghi sostenuti da un buon ritmo, le battute, spesso fulminanti. Uno spettacolo che non rinuncia mai a strizzare l’occhio ai tempi e ritmi del varietà d’autore: le canzoni, il movimento, le coreografie e le luci costituiscono un insieme azzeccato che da corpo e sostanza alla vicenda. I personaggi sono caratterizzati da tic e da tormentoni che ne annunciano la presenza sulla scena anticipando gli applausi del pubblico. Bene interpretate da Rosa Maria Carli alla fisarmonica, Paolo Farris e Luciano Viglio alla chitarra, Marco Tortella al basso tuba le musiche originali di Giannantonio Mutto che ha saputo ricreare l’atmosfera delle gite al lago con la Vespa e di un mondo che sta aspettando il benessere ed il boon economico dopo le miserie e la fame della guerra. Un mondo che sognava ancora con poche cose e che riusciva ad essere contento di condividere la quotidiana lotta per l’esistenza, amandola con un sorriso di complicità. Applausi a scena aperta di un pubblico attento e soddisfatto. (L.C.)