04
gen
2006
Scritto da: Aleks // Categoria:
Rassegna Stampa,
Spettacoli
Fonte: Alto Adige
A Laives due volte in scena gli iperattivi anni Cinquanta
Alto Adige — 03 gennaio 2006 pagina 19 sezione: AGENDA
LAIVES. “50…ma non li dimostra” è il curioso titolo del nuovo spettacolo del Gruppo Popolare Contrade di Verona, in scena venerdì 6 e sabato 7 alle ore 20,45 al Teatro aula magna di Laives, all’interno della rassegna nazionale “Stefano Fait”. Scritto da David Conati e diretto da Delio Rigetti con musiche originali di Giannantonio Mutto, la commedia gioca sull’espressione forse banale del “50, ma non di dimostra!”, solitamente, è rivolta a chi, già adulto, mantiene la vitalità, l’entusiasmo e l’aspetto fisico della giovinezza. In questo caso, invece, ci si riferisce agli anni ‘50 durante i quali si è affermata la voglia di vivere dopo le brutalità che avevano caratterizzato la prima metà del secolo scorso. Ed ecco, allora, un susseguirsi di situazioni in cui i personaggi femminili esprimono il desiderio di novità aprendo una bottega di parrucchiera, attendendo l’amore, sfidando la fortuna al lotto, tentando di difendersi da possibili imbrogli. Nell’intreccio della vicenda si inseriscono via via i personaggi maschili: lo spazzino, due figure originali, il factotum del paese, il dottore e, infine un presunto impresario teatrale. (d.mi)
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04
gen
2006
Scritto da: Aleks // Categoria:
Rassegna Stampa,
Spettacoli
Fonte: L’Arena
Le «Contrade di Settimo» debuttano in Alto Adige
L’Arena – martedì 03 gennaio 2006 – Provincia, pag. 23
Pescantina. Appuntamento nazionale per il gruppo teatrale «Contrade di Settimo» invitato alla rassegna di teatro dialettale a Laives (Bolzano) il 6 e 7 gennaio con lo spettacolo «Cinquanta ma non li dimostra», di David Conati. Il gruppo, fondato da Delio Righetti, ha al suo attivo numerosi lavori teatrali basati sul recupero delle tradizioni, ma in grado anche di attraversare le epoche delle nostra storia più o meno recente.
Il gruppo Contrade opera dal 1991 e si avvale della collaborazione David Conati per i testi e di Giannantonio Mutto per la musica. I temi della ricerca teatrale del gruppo affondano le radici nella cultura e nella tradizione popolare come testimoniano alcuni dei lavori più riusciti. In «Mamma mia dammi cento lire…» del 1992/93, e ripreso nel 2002, il gruppo ha affrontato i temi dell’emigrazione italiana di fine secolo. In altri lavori come «Drio a l’acqua de l’Adese che va» del ‘93/’94 e «In riva a l’Adese tanto tempo fa..» del ‘94/’95, è stata al centro dell’attenzione la realtà del paese nel suo rapporto col fiume. In «Canten ’sta piassa fin che i ne lassa!» del ‘97/98, Delio Righetti si è occupato del mai risolto rapporto città-campagna. Lo spettacolo del 2000, «Bella Italia, amate sponde», ha rappresentato un quadro inedito del nostro paese, fuori dagli schemi del teatro popolare di tradizione accostandovi in modo spesso irriverente il varietà.
Con «Cinquanta, ma non li dimostra», il gruppo Contrade ha continuato la sua ricerca di costume spingendosi fino agli anni ‘50, segnati dalle grandi speranze, dopo la fine del conflitto mondiale. L’ultimo lavoro «Meglio tardi che mai» è stato apprezzato fin dalla sua messa in scena e ha ottenuto recensioni molto positive da riviste specializzate, oltre che un notevole successo di pubblico. In cantiere c’è un nuovo spettacolo che dovrebbe essere presentato per la prossima estate, dedicato al periodo della seconda guerra a Pescantina: un tema ancora molto vivo e dibattuto. (L.C.)
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14
lug
2005
Scritto da: Aleks // Categoria:
Rassegna Stampa,
Recensioni,
Spettacoli
Fonte: L’Arena
PESCANTINA: Grande successo del Gruppo Popolare Contrade con “50 ma non li dimostra”
Tante storie cucite in una commedia
Ciascun personaggio racconta i suoi sogni e i suoi tormenti quotidiani
P
escantina. Ha debuttato con successo il nuovo spettacolo del gruppo Contrade “50 ma non li dimostra” su testo di David Conati. Delio Righetti, regista e fondatore della compagnia, ha saputo ambientare la vicenda ricorrendo ad un impatto choc. I primi quadri, in bianco e nero, sono introdotti dalle canzoni di regime e dalla voce di Benito Mussolini che diffonde la dichiarazione di guerra. Il clima cupo e la parentesi bellica si dissolvono visivamente con l’arrivo del colore sulla scena: anche in un piccolo borgo rinasce la voglia di vivere dopo la tragedia. Riemergono personaggi, storie ed ambizioni coltivate come desiderio di affermazione sociale o fuga verso la realtà più grande della città. Il nuovo stenta ad affermarsi rallentato, anche, dalla sopravvivenza di gerarchie sociali dure a morire. Ludovico, spazzino comunale, non può dichiararsi a Maria, diligente figlia del dott. Lorenzi, medico del paese ed ex podestà. E’ un’icona degli anni ‘50, come il desiderio di Fiorenza che vuole aprire un salone di parrucchiera, magari con Gino, il barbiere del paese. E chi può ostacolare il sogno di Emilia, la postina, che da sempre insegue una al lotto per poter pagare i debiti a Cesira, la titolare della locanda dove, un giorno, si ferma Policarpo, impresario teatrale ch coinvolge Amabile, altra figlia del dottore e aspirante attrice, in uno spettacolo insieme alle altre ragazze del paese? L’intreccio del lavoro è ordinato e coerente, i dialoghi sostenuti da un buon ritmo, le battute, spesso fulminanti. Uno spettacolo che non rinuncia mai a strizzare l’occhio ai tempi e ritmi del varietà d’autore: le canzoni, il movimento, le coreografie e le luci costituiscono un insieme azzeccato che da corpo e sostanza alla vicenda. I personaggi sono caratterizzati da tic e da tormentoni che ne annunciano la presenza sulla scena anticipando gli applausi del pubblico. Bene interpretate da Rosa Maria Carli alla fisarmonica, Paolo Farris e Luciano Viglio alla chitarra, Marco Tortella al basso tuba le musiche originali di Giannantonio Mutto che ha saputo ricreare l’atmosfera delle gite al lago con la Vespa e di un mondo che sta aspettando il benessere ed il boon economico dopo le miserie e la fame della guerra. Un mondo che sognava ancora con poche cose e che riusciva ad essere contento di condividere la quotidiana lotta per l’esistenza, amandola con un sorriso di complicità. Applausi a scena aperta di un pubblico attento e soddisfatto. (L.C.)
Dal giornale: l’Arena di Verona”
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