Tempo della guerra:
le preoccupazioni per chi “è andato a morire” al fronte si uniscono alle fatiche della vita quotidiana in un piccolo borgo di provincia soggiogato dalle prepotenze del sior Vittorio.
Tempo di un’altra guerra:
la vita continua, forse in modo peggiore di prima. Tuttavia, lentamente, emerge la voglia di cambiare: Celeste, giovane figlia di contadini non accetta di essere trattata come serva e cerca di convincere i compaesani a ribellarsi alla sottomissione.
Ma il sior Vittorio, come previsto, non è d’accordo…
A MORIRE VANNO SEMPRE GLI ALTRI
ovvero: Siori pochi, bacani massa e, in più, pitochi!
Con lo spettacolo proposto nella ricorrenza del ventesimo anno di attività, il GRUPPO POPOLARE CONTRADE ritorna alle origini, ai temi classici del teatro popolare.
Nello scorrere degli eventi riemerge con forza quello antico del contrasto, tra persone, condizioni, situazioni, caratterizzato dalla logica della separazione, “di qua o di là”: paroni o bacani, a casa o al fronte, siori o pitochi, potenti o sottomessi, ignoranti o studiati, in una dialettica sociale che, nel tempo, dall’iniziale incomprensione, lentamente maturerà in consapevolezza, si trasformerà in protesta, diventerà lotta e scontro e porterà all’emancipazione desiderata.
All’interno delle vicende, intercalate da racconti di vita contadina, da brani musicali e da canzoni originali, si scorgono altri valori, quelli delle relazioni. L’amore e le preoccupazioni dei genitori per i figli, il timido innamorarsi di due giovani che si aprono alla vita e cercano di superare le differenze di rango, la solidarietà, accompagnata da un senso di bonarietà, e l’affidarsi ai Santi e alla Madonna, pur se segnali di possibile rassegnazione, affermano il desiderio di liberazione che diventa azione comune di fronte all’arroganza del potente.
Le scelte di regia confermano le caratteristiche del Gruppo: le scene di movimento e statiche, i costumi, le coreografie, i suoni, dal vivo o registrati, i piani e gli ambienti diversi, gli effetti luce amalgamano piacevolmente l’insieme e, nell’interrogare la complessità del presente, fanno scorgere la necessità di oltrepassare la separazione sociale per costruire la logica dell’integrazione e della coesistenza, con quella carica di buon senso e di disponibilità che porta a vedere l’altro come qualcuno da incontrare piuttosto che da allontanare.
A.R.
Tempo della guerra:
le preoccupazioni per chi “è andato a morire” al fronte si uniscono alle fatiche della vita quotidiana in un piccolo borgo di provincia soggiogato dalle prepotenze del sior Vittorio.
Tempo di un’altra guerra:
la vita continua, forse in modo peggiore di prima. Tuttavia, lentamente, emerge la voglia di cambiare: Celeste, giovane figlia di contadini non accetta di essere trattata come serva e cerca di convincere i compaesani a ribellarsi alla sottomissione.
Ma il sior Vittorio, come previsto, non è d’accordo…
A MORIRE VANNO SEMPRE GLI ALTRI
ovvero: Siori pochi, bacani massa e, in più, pitochi!
Con lo spettacolo proposto nella ricorrenza del ventesimo anno di attività, il GRUPPO POPOLARE CONTRADE ritorna alle origini, ai temi classici del teatro popolare.
Nello scorrere degli eventi riemerge con forza quello antico del contrasto, tra persone, condizioni, situazioni, caratterizzato dalla logica della separazione, “di qua o di là”: paroni o bacani, a casa o al fronte, siori o pitochi, potenti o sottomessi, ignoranti o studiati, in una dialettica sociale che, nel tempo, dall’iniziale incomprensione, lentamente maturerà in consapevolezza, si trasformerà in protesta, diventerà lotta e scontro e porterà all’emancipazione desiderata.
All’interno delle vicende, intercalate da racconti di vita contadina, da brani musicali e da canzoni originali, si scorgono altri valori, quelli delle relazioni. L’amore e le preoccupazioni dei genitori per i figli, il timido innamorarsi di due giovani che si aprono alla vita e cercano di superare le differenze di rango, la solidarietà, accompagnata da un senso di bonarietà, e l’affidarsi ai Santi e alla Madonna, pur se segnali di possibile rassegnazione, affermano il desiderio di liberazione che diventa azione comune di fronte all’arroganza del potente.
Le scelte di regia confermano le caratteristiche del Gruppo: le scene di movimento e statiche, i costumi, le coreografie, i suoni, dal vivo o registrati, i piani e gli ambienti diversi, gli effetti luce amalgamano piacevolmente l’insieme e, nell’interrogare la complessità del presente, fanno scorgere la necessità di oltrepassare la separazione sociale per costruire la logica dell’integrazione e della coesistenza, con quella carica di buon senso e di disponibilità che porta a vedere l’altro come qualcuno da incontrare piuttosto che da allontanare.
Post correlati